Pia Film Festival Report

Posto un breve resoconto dell`edizione di quest`anno del Pia Film Festival, pezzo che e` apparso su Il Manifesto di qualche settimana fa. Certo mancano molte riflessioni, ad esempio sul concetto di jishu eiga, ma tant`e`……

 

TOKYO PFF
La scena giovane del Sol Levante in eterno movimento
Matteo Boscarol
TOKYO
Il viaggio e la memoria, la memoria del viaggio o meglio ancora la memoria come viaggio, un’esplorazione che è in fondo quella del cinema stesso. Anche quando sembra essere rivolto al passato, alla memoria il cinema è sempre un movimento atto a scoprire nuovi territori e questa sensazione, questa non dichiarata poetica ha accompagnato anche la maggior parte dei film presentati al Pia Film Festival di Tokyo (d’ora in avanti Pff) che si è tenuto nella capitale giapponese alla fine di luglio. È una manifestazione dedicata ai nuovi talenti nipponici della settima arte, di solito i partecipanti hanno fra i 20 e i 35 anni e benché sia meno conosciuto che altri festival del Sol Levante, è il punto di partenza, la vetrina per molti talenti che poi si ritrovano a solcare palcoscenici più importanti. Così è successo l’anno scorso per Izuru Kumasaka che ha realizzato il suo film, Park And Love Hotel, grazie ad una borsa di studio fornita dal festival, opera che poi ha vinto a Berlino nella sezione Best First Feature e ha anche partecipato in luglio al Pesaro Film Festival. 
Il Pff è arrivato quest’anno alla trentesima edizione, un bel traguardo per una manifestazione dove regna una sana atmosfera informale e che è frequentata soprattutto da giovani appassionati o/e aspiranti registi oltre che da talent-scout (non molti quelli europei o americani a dire il vero). Tenutosi nel centro più centro di Tokyo, nell’afoso «catino» di Shibuya, i film che partecipano al festival sono per lo più, viene da dire quasi necessariamente, autoproduzioni in digitale, mentre fino a qualche tempo fa erano girati in 8mm. Ma da qualche anno a questa parte è stata istituita, proprio per salvaguardare un certo modo di fare cinema, anche una borsa di studio da usare in produzioni 35mm per coloro che hanno vinto qualche premio nelle edizioni passate ed è proprio il caso del succitato Park and Love Hotel.
Gli approcci cinematografici che si sono visti in questa edizione, sono stati dei più vari. Hiroyuki Mizumoto con i 18 minuti del suo Salt Lake Screaming realizzato completamente da solo, ci ha regalato un pezzo sperimentale, un misto di animazione di pupazzi, disegni ed ombre, la storia di un viaggio onirico, da premiare almeno per la tentata originalità. Di tutt’altro genere è il film che ha vinto il Grand Prix, Naked Of Defenses di Masahide Ichii, già secondo classificato nell’edizione dell’anno scorso, storia di una donna e del suo passato in cui ha perso un bambino, che cerca di venire a patti con questo dramma anche con l’aiuto e l’amicizia di una ragazza incinta. Per il vincitore, premiato dalla giuria in cui era presente anche Sogo Ishii, ex «alunno» del Pff, oltre alla visibilità in ambito nazionale ma anche internazionale, un premio di un milione di yen, circa 6000 euro.
È piaciuto molto, per il tocco non banale e anche per la bravura dei giovani attori, Ghost Of Yesterday di Izumi Matsuno che narra di una famiglia dove il padre è morto e la madre, in seguito allo choc, vive ancorata in un passato che non c’è più. Come se non fosse successo niente crede che il marito sia ancora in vita, mentre il posto dell’uomo scomparso, con la complicità della figlia minore ancora studentessa liceale, viene preso da un vecchio sfaccendato, il padrone di un negozio di robavecchia dove il figlio maggiore lavora. Ghost of Yesterday ha ricevuto uno dei tre premi speciali ed anche quello rilasciato dalla Tbs, il canale televisivo di Tokyo, che probabilmente aprirà al giovane regista delle possibilità nel campo dei telefilm.
Naturalmente erano presenti anche molti film dai toni, per così dire leggeri, tra il comico ed il surreale. È questo, al di là dei risultati che variano da opera a opera, un elemento che va sottolineato in quanto ci dice come le nuove aspiranti generazioni di cineasti giapponesi siano anche capaci di non prendersi troppo sul serio. Il cinema, specialmente quello giapponese degli ultimi tempi, è anche questo, fare film di genere non trascurando l’inventiva, una certa qualità di idee. Intrattenere portando più spettatori possibili nelle sale ma non cedendo a facili stereotipi hollywoodiani insomma.
A completare e impreziosire l’edizione 2008 anche due programmi speciali, una retrospettiva dedicata a Milos Forman con quattro film degli anni sessanta del cineasta ceco e una più ampia rassegna di opere di Douglas Sirk, fra cui anche Magnifica Ossessione.

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