Tokyo-ga, Wim Wenders

Amo alla follia il primo Wim Wenders, quello di Alice nelle citta` e Nel corso del tempo per intenderci, pero` oggi volevo parlare (male) di un altra cosa del regista tedesco: Tokyo-ga. Non spieghero`troppo  il perche`anche per non sembrare filonipponico (cosa che assolutamente non sono) ma  semplicemente Tokyo-ga a me proprio non va giu`. Non mi va giu` la faciloneria con cui affronta l`argomento Giappone-moderno, non mi vanno giu` le immagini, non mi va giu` l`insistere sul pachinko, non mi va giu` l`eurocentrismo con cui WW guarda (e posiziona la camera) al Giappone.

Naturalmente amo Yasujiro Ozu che e` in qualche modo il tema del film.

Di solito ritengo che parlar male di un film sia tempo sprecato, preferisco l`invito alla visione. Prendete allora questo umile post come un invito a guardare i primi lavori di WW e quelli di Ozu.

Finito

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8 Comments

  1. Tokyo-ga l’ho visto una sera tardi alcuni anni fa, ma non mi ha fatto una particolare impressione. Anche il suo Makura no soshi mi e’ piaciuto poco. Forse perche’ mi aspettavo un film sul Giappone del periodo Heian (o almeno una rielaborazione della letteratura e poesia di quel periodo) ed invece centrava ben poco…
    Pero’ adoro Il cielo sopra Berlino 🙂

  2. Ozu è un gigante, caro Matteo. Secondo me non è per niente paragonabile a Wenders – ne primo, ne ultimo, anche se riconosco che Nel corso del tempo e Alice nelle città sono due bei film.
    Mentre invece penso sempre a Chris Marker quando immagino il vero cinema del viaggiatore dei paesi lontani (dall’Occidente)… il cinema di Marker è un modello: pensa che l’altro giorno ho visto per la prima volta AK, il ritratto che il francese ha fatto di Kurosawa, durante i giorni di lavorazioni di RAN. Una meraviglia! E di una semplicità sconvolgente, e non etno-euro-centrica: filmando – come nel ritratto che fece di Tarkowskij – il regista giapponese, sul set, si poneva senza soluzione di continuità tra riprese del film “live”, riprese del film passato in onda su “media” (tv, etc.) e riprese “live” del regista nipponico che spiegava ieraticamente le scene.
    E’, in pratica, l’applicazione dell’osservazione partecipante.

    Gianluca

  3. Devi, devi! Daì, te lo procuro io…

    (ricordo da una breve chicchierata con Lotringer a Bologna: gli chiedevo di cinema, e al nome “Marker”, lui sobbalza e dice: ” è il cineasta dei gatti (il che è come dire che T.S. Eliot è il poeta dei gatti)!! E poi, mi dice… è il cineasta più orientale degli orientali… “. Quest’ultima affermazione l’ho trovata fulminante).

  4. Si, molto, immagino… aspetto di leggere altre sue cose (che ora non ho e non posso permettermi)… ma PAZZI DI ARTAUD è un grande libro, senza se e senza ma.

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