Il Far East di Udine

Posto l`articolo uscito ieri 25 aprile su Il Manifesto:

ASIA WAVE
La generazione animata a Udine
Al Far East Film Festival, lo special focus sarà dedicato a Yoshihiro Nakamura che presenterà le sue ultime due opere, «Fish Story» e «The Triumphant General Rouge». A chiudere la kermesse sarà invece il delirio visivo di Miike Takashi, quel «Yattaman» dove il regista fa largo uso della computer graphic, spruzzando il film di gag demenziali
Matteo Boscarol
TOKYO
Antiche tradizioni, sfolgorante inventiva, irrisolvibili misteri e soprattutto una sana dose di follia anarco-pop è ciò che si intreccerà quest’anno nelle visioni giapponesi dell’undicesima edizione del Far East Film Festival. Da una decina di anni a questa parte crocevia, porto e cassa di risonanza del cinema popolare asiatico in Europa, il capoluogo friulano si è quest’anno accaparrato, per altro con lungimirante abilità, l’anteprima europea del miglior film straniero all’ultima edizione degli Academy Awards, Okuribito (Departures). Storia di un violoncellista fallito che prova a ripartire da zero, ricostruirsi una vita, spostandosi in campagna dove comincia a lavorare in un servizio funebre, il film ha, magari marginalmente, delle risonanze con i mutamenti sociali che stanno investendo attualmente anche il Giappone.
La crisi economica sta costringendo molte persone a risistemarsi, cambiare casa, il più delle volte a ritornare nel paese natio, di solito in campagna, insomma se il periodo di difficoltà ha qualche lato positivo è quello di portare le persone a riflettere, a riconsiderare e ribilanciare la propria vita, anche con la continua presenza della morte come in questo Departures.
Il film è diretto da Takita Yojiro, che dieci anni or sono portò al FEFF il suo Secret, regista che è attualmente presente nelle sale nipponiche con un film di tutt’altro genere, Tsurikichi sanpei (Sanpei il pescatore) adattamento per il grande schermo di una serie animata che tutti gli italiani nati negli anni 70 ricorderanno sicuramente. Sempre per la delizia di questa «generazione animata» Udine ospiterà un’altra anteprima europea, Yatterman (Yattaman), delirio visivo che nasce dall’assurda comicità dell’omonimo anime della geniale Tatsunoko Production e dalla follia di Miike Takashi, volto noto del Far East, che proprio qui anni or sono sconvolse il pubblico con l’episodio censurato Imprint, della serie tv americana Masters Of Horror.

yatterman-2009Attesissimo, costosissimo e preceduto da una pubblicità battente, Yattaman, in cui Miike ha fatto largo uso della computer graphic, è incredibilmente, e chi ha visto l’anime lo sa bene, abbastanza fedele alla serie televisiva, gag, trovate demenziali e un ritmo vertiginoso fanno del film un divertimento visivo da non perdere. Il film è forse fra i più attesi di questa edizione del Far East e infatti chiuderà, prevediamo con una ressa di pubblico, la manifestazione il due maggio.
Gli incassi nipponici sono stati da capogiro, anche sfruttando il fatto che Yattaman è uscito in corrispondenza delle vacanze scolastiche primaverili, cioè dopo la fine dell’anno scolastico giapponese, e Miike sembra essere diventato un regista da box office, alla Spielberg per intenderci, se pensiamo che il suo Crows 2, uscito a metà aprile ha fatto ancora il pienone nelle sale, per l’evidente felicità dei produttori.
Un altro regista che in questi ultimi anni si è fatto notare per la sua eccletticità e libertà espressiva, sempre all’interno del cosiddetto «commerciale», e ancora non molto conosciuto in Occidente, è Nakamura Yoshihiro a cui il FEFF dedicherà il Special Focus, dove il pubblico europeo avrà la possibilità di vedere le sue due ultime opere, Fish Story e Jeneraru rûju no gaisen (The Triumphant General Rouge), film diversissimi per stile e tematiche che, verrebbe da dire, sembrano fatti da due registi differenti, ma è questa una delle caratteristiche più interessanti di Nakamura.
Già l’anno scorso il regista nipponico presentò a Udine The Glorious Team Batista, thriller medico basato su una serie di romanzi scritti da Takeru Kaido e The Triumphant General Rouge è il secondo capitolo e l’ideale continuazione di questa saga che, come accade spesso in Giappone, oltre ai film ha dato luogo anche ad una serie televisiva di sucesso trasmessa l’anno scorso dalla televisione giapponese. Ci fa piacere notare come nel ruolo del protagonista sia stato confermato Abe Hiroshi, attore che alla popolarità accompagna anche delle notevoli qualità nell’impersonare e creare personaggi sempre molto particolari, da ricordare almeno la sua interpretazione in Aruitemo Aruitemo (Still Walking) di Kore’eda Hirokazu, visto l’anno scorso a Torino.
Ma è Fish Story il lavoro di Nakamura che qui a Udine merita di esser visto fish20storycon più attenzione, originale, pop, eccentrico, ricco di inventiva e allo stesso tempo godibilissimo, è un film che ci racconta quattro storie ambientate in quattro periodi diversi, a metà anni 70 seguendo i tentativi, per lo più fallimentari, di un gruppo di aspiranti musicisti punk, il 1982 di un giovane studente «sfigato» continuamente vessato dai compagni di classe ed il presente, cioè il 2009, dove due stralunati personaggi si incontrano per caso e finiscono per fare amicizia. L’ultima storia, che è tale solo solo temporalmente, infatti le quattro narrazioni si intersecano continuamente e lo spettatore non avrà difficoltà a seguirle abituato com’è alla complessità delle serie tv americane, si svolge nel 2012 quando solo 4 ore rimangono prima che una cometa impatti la terra. La differenza, la novità che Fish Story (ricordiamo che in inglese significa storia inventata…) porta con se è che le quattro vicende sembrano non aver niente in comune, solo gli ultimi cinque minuti porteranno una soluzione e legheranno il tutto, lo stesso Nakamura ha confessato che il finale è nato solo dopo, in fase di montaggio, prima mentre girava «pensavo solo a realizzare quattro film brevi: uno su uno studente universitario, uno sulla musica, uno d’azione e uno di fantascienza», ha dichiarato lo stesso regista al giornalista Mark Schilling.
love_exposure_popup1Fa piacere notare come una tal dose di follia, anarchia artistica o semplicemente voglia di divertire possa trovare un produttore disposto a finanziarla e ci rammenta in qualche modo la geniale ed eccessiva follia pop avanguardistica delle 4 ore dell’ultimo lavoro di Sono Sion, Ai no mukidashi (Love Exposure) anch’esso presente a Udine, per la gioia dei suoi ammiratori italiani. Talentuoso regista, ma anche precoce poeta e sperimentatore artistico tout court, Sono ha iniziato la carriera cinematografica, come moltissimi suoi connazionali, dal Pia Film Festival del 1990 per poi raggiungere la fama internazionale circa dieci anni dopo con Jisatsu Saakuru (Suicide Circle). Con questo Love Exposure il regista nipponico sembra aver realizzato la sua opera più complessa, una spirale di stili e una tempesta di citazioni/omaggi dei cult degli anni settanta Sasori e Noraneko rokku fino ad arrivare ai pinku eiga più violenti, per raccontarci la storia di Yu, studente di liceo che cerca di salvare la sua sorellastra da una setta religiosa. Puro delirio, da gustare fino in fondo senza restrizioni nella sua pachidermica durata.

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2 Comments

  1. Quanto vorrei essere presente al festival. Mi incuriosisce molto Love Exposure (ma fuori dal festival sarà mai possibile vederlo) e da quanto scrivi anche il film di Nakamura deve essere visto.

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