Venezia 2009 – film estremo orientali

Posto qui il pezzo uscito su Alias di sabato scorso:

“Tetsuo e altre dolcezze orientali”

di Matteo Boscarol
TOKYO Diversi film provenienti dall’Estremo Oriente saranno presenti anche quest’anno alla Mostra, anche se per gli standard quantitativi a cui ci avevano abituato Marco Muller e i suoi collaboratori, questa volta al Lido vedremo
meno opere provenienti dal Giappone e dal resto dei paesi dell’Asia dell’est. In alcuni casi però si tratta di lavori pesanti, che altri festival, in questo autunno pazzamente saturato di manifestazioni cinematografiche sparse per il mondo, avrebbero voluto far loro. Primo fra tutti quello che è forse uno dei film sui cui gli appassionati di certo cinema hanno riposto le loro aspettative e cioè Tetsuo the Bullet Man qui a Venezia in concorso, terzo capitolo del delirante universo cyberpunk creato da Shinya Tsukamoto
una ventina di anni fa. Da quel che si è potuto vedere negli 8 minuti iniziali proiettati in anteprima al Comic-Con International di San Diego lo scorso luglio, questo terzo Tetsuo si preannuncia inevitabilmente diverso dal primo ma ugualmente interessante, più stilizzato dell’originale e naturalmente meno jishu-eiga e con una fotografia livida e bluastra, atmosfere a cui ha contribuito probabilmente anche l’esperienza del regista giapponese con i suoi lavori più mainstream, se così si puossono definire i due capitoli di Nightmare Detective. Vedremo se l’americano Eric Bossick, prescelto per impersonare la parte del protagonista, saprà usare le sue passate esperienze per sublimare il sogno urbano/metallico/tecnologico di Tsukamoto. Sarà interessante vedere se Bossick avrà saputo usare la sua esperienza come danzatore/attore butoh, un’arte che sembra collidere in molti punti con l’estetica del regista nipponico a partire da quell’ossessione per il corpo di carne e per le sue infinite ibridazioni e possibilità che già aveva intuito e esplorato, anche su pellicola, uno dei suoi fondatori Tatsumi Hijikata.
Assisteremo probabilmente a uno spettacolo di violenza anche con un altro lavoro proveniente dell’est asiatico e che potremo vedere in concorso, Yièngoi (Accident). Prodotto da Johnnie To e diretto da quel Pou Soi Cheang già autore di Love Battlefield e del bel Besieged City, Accident è la storia di un violento serial killer che si ritrova, quasi per una sorta di nemesi, a sua volta al centro di un meccanismo che lo vuole target di uno (o più) assassini. Sempre in gara Lei Wangzi (Prince of Tears), l’ultima fatica del cinese Yonfan, fotografo giramondo oltre che regista, che forse alcuni ricordano come autore della love story gay Bishonen (1998).

engkwentroNella sempre fresca sezione Orizzonti sarà presente fra gli altri il ventunenne filippino Piepe Diokno con il suo Engkwentro, la storia di due fratelli appena adolescenti che si ritrovano però a combattere su i due fronti contrapposti di una guerra fra gang giovanili. «Film duro e a tratti scioccante, assolutamente da vedere» così è stato definito da chi ha avuto la possibilità di assistere ai sessanta minuti della proiezione al Cinemalaya Indipendent Film Festival dove si è aggiudicato una menzione speciale della giuria. Nella stessa sezione spicca il nome della scrittrice e regista cinese Xiaolu Guo, fresca reduce dalla vittoria del Pardo d’oro a Locarno che presenta qui il suo Women cengjing de wuchanzhe (Once upon a time proletarian:12 tales of a country). Documentario che racconta le grandi trasformazioni politiche
e sociali che hanno attraversato e scosso la storia recente della Cina, dalla rivoluzione comunista fino a quella economica degli anni ottanta, un film che si preannuncia quindi tutto da vedere anche perché ci offrirà la visione della storia dal punto di vista di una donna.
Spazio per l’Asia estremo-orientale anche nella sezione Corto Cortissimo dove ci saranno due co-produzioni giapponesi, il primo Jitensha (Bicicletta) nippo-americano realizzato da Dean Yamada e Kingyo diretto da Edmund Yeo ma targato Malesia e Giappone.

yona_yona_penguinUna piccola riflessione e un paio di righe in più ci sembrano necessarie dedicare alla presenza del giapponese Rintaro
con il suo Yona Yona Penguin, interamente realizzato in 3D che ci racconta la storia di una ragazzina risucchiata in un mondo popolato di strane creature che ritengono un coniglio essere il proprio salvatore. Il film è una co-produzione franco-nipponica con un budget di circa 12 milioni di dollari
e dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, come il paese transalpino sia senza dubbio quello più ricettivo verso le intensità e le creazioni pop provenienti dal Giappone. Ma al di là di Yona Yona Penguin, quello che è importante è il fatto che un grande e importante nome dell’animazione come Rintaro
sia finalmente approdato al Lido. Personaggio fondamentale per la
storia dell’animazione, Rintaro ha lavorato con i grandi nomi dell’animazione,
fin dall’inizio con il «Dio del manga» Osamu Tezuka per cui ha fatto l’art director di molti degli anime più popolari del maestro, come ad esempio Astro Boy o Kimba il leone bianco da cui poi la Disney avrebbe copiato per realizzare Lion King. Oppure durante gli anni settanta quando incontra
l’opera di Leiji Matsumoto e dirige delle serie animate che rimangono
a tutt’oggi delle pietre miliari, famosissime ed apprezzate anche in Italia,come Capitan Harlock o Galaxy Express 999. Altro incontro fondamentale è quello con il genio di Katushiro Otomo con cui collabora
a diversi progetti che sfociano nel 2001 nella realizzazione di un’opera mastodontica e quasi epica come Metropolis, o ancora nei primi anni del nuovo millennio Rintaro riesce a trovare il tempo per far parte del team che realizza un vero e proprio gioiellino dell’animazione seriale, Paranoia Agent di Satoshi Kon. Insomma, è stato davvero un bel gesto da parte della Mostra ed in primis di Muller, grande conoscitore e amante dell’animazione, invitare un pezzo di storia del mondo animato nipponico come Rintaro, siamo sicuri
che molti lo hanno apprezzato.

Advertisements

6 Comments

  1. Si’, stranamente Rintaro e’ stato poco presentato in Occidente nonostante abbia lavorato su lavori fondamentali dell’animazione giapponese e, a ben guardare, abbia costruito di piu’ dello stesso Miyazaki o di altri registi maggiormente noti.

  2. Rintaro è certamente uno dei pilastri su cui si fonda l’animazione giapponese… proprio in questi giorni ne sto parlando sul mio blog ed ho già citato questo “Yona yona penguin” che lo si può considerare diverso rispetto ai precedenti lavori del regista, come “Capitan Harlock”, o “Alexander”…

    a presto!!!

  3. Vero. Mentre sui lungometraggi di animazione la critica cinematografica colta occidentale scrive quasi sempre, si e’ interessata invece molto poco alle serie ritenendole, pare, un prodotto di serie B.

  4. In effetti forse è proprio questo (animazione seriale) il motivo per cui non conosco la filmografia di Rintaro. Una lacuna da colmare. Per quanto riguarda Tsukamoto spero che Tetsuo the Bullet arrivi nelle sale.

  5. l`animazione seriale nipponica e` paradossalmente stata vista di milioni di ragazzi (e lo e` tutt`ora) pero` , a parte rari casi, manca una coscienza critica di valore….

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s