Japanese Cinema blogathon 2010 – R246 Story/Tadanobu Asano

Un mio primo contributo alla lodevole iniziativa Japanese Cinema Blogathon 2010, lanciata da Wildgrounds. prende la forma di alcune riflessioni su “R246 Story” di Tadanobu Asano.

R246 Story

Asano dirige ed interpreta il personaggio principale in questo episodio dell’omnibus dedicato alla strada 246 (da qui il titolo) che partendo da Omotesando collega per quasi 123 chilometri Numazu nella prefettura di Shizuoka. In questi trenta minuti a metà strada fra il Terayama più ispirato e il videoclip musicale più riuscito Asano riesce, anche grazie alla sceneggiatura dell’amico regista Shinji Aoyama, a creare un gioiellino di surreale follia e questo fin dalla prima scena dove delle ballerine vestite col tutù attraversano la strada come stessero danzando in un qualsiasi teatro. Quasi niente è spiegato, ma molto del fascino del corto, per chi lo ha trovato interessante ma non è un lavoro per tutti i gusti, risiede nella sua quasi totale mancanza di connessione narrativa lineare che riesce però in questo modo a liberare la potenza di immagini e musica. Asano interpreta un alieno che ha perso i suoi poteri è la capacità di tornare sul suo pianeta di origine quando è stato separato dal suo set di percussioni e questa perdita è raffiugurata simbolcamente da un fuoco che arde e che brucia un disegno di una silouette con ai piedi una percussione. Questa immagine la scopriamo nella sua interezza solamente nel finale, in quanto nel film l’ardere della figura è mostrata in un reverse temporale e solo quando l’alieno avrà riavuto la sua batteria e quindi  i suoi poteri la vedremo nella sua interezza ed il corto sarà a questo punto finito. Il bellissimo disegno stile psichedelico, dai colori brillanti e lisergici forma assieme alla bellissima musica l’ossatura del film su cui si muovono gli strampalati personaggi che accompagnano l’alieno alla conquista della sua batteria, un gobbo, interpretato da Ryo Kase ed una ragazzina (o forse ragazzino), per questo suo essere indefinito, il fulcro simbolico su cui gira tutto il film.

Così il personaggio interpretato da Asano seguirà i ritmi dettati dalla musica in un bellissimo finale, dove il battito della batteria e le sonorità delle chitarre si fonderanno in una specie di delirante conclusione. Riconquistati gli strumenti l’alieno si rivestirà di un asimmetrico, sgargiante e astratto vestito blu, suonando forsennatamente la batteria nel pieno delle sue forze e danzando/saltellando come un folletto del terzo millennio e sempre sulle note della potentissima musica correrà bambino vestito di gioia, verso la donna vestita di bianco venuta probabilmente a prenderlo.
“R246 Story” ci mostra come Asano renda al meglio, come attore ma anche come regista quando affronta storie ma soprattutto grammatiche cinematografiche liminari e ibride.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s