THE SKY CRAWLERS, presentazione/recensione

Posto qui la presentazione/recensione di “The Sky Crawlers” che ho scritto per ALIAS N. 33  del 23 AGOSTO (supplemento de Il Manifesto). C`e` tutta una parte sul simbolismo angelico (ed altro) che ho lasciato fuori e che postero` piu avanti, tempo permettendo.

THE SKY CRAWLERS –  Il volo alto dei Kildren –

di Matteo Boscarol
TOKYO «Puoi cambiare il lato della strada su cui cammini ogni giorno. Anche se la strada è la stessa puoi comunque vedere nuove cose. Non è una ragione sufficiente per vivere? O non è abbastanza?»
È questa la frase chiave pronunciata dal protagonista del nuovo film di Mamoru Oshii, The Sky Crawlers. Ci aveva lasciati lo scorso autunno con due deliziosi corti all’interno del progetto live action ShinOnnaTachiguishi-Retsuden, l’ideale continuazione di Tachiguishi retsuden approdato in laguna due anni or sono. Se quest’ultimo era un progetto quasi sperimentale con nuove tecniche di animazione e molto legato alla storia del Giappone post-bellico, con The Sky Crawlers Oshii ritorna all’animazione per così dire tradizionale, ancora una volta il film è targato I.G Production. Tratto da una serie di romanzi assai popolari dello scrittore Hiroshi Mori, la scelta delle voci di attori molto noti e della giovane sceneggiatrice Chihiro Ito, che ricordiamo per Crying Out Love, in The Center of the World, ci fa decisamente capire che tono e che tipo di film Oshii volesse realizzare, almeno in superficie. Seguendo le sue stesse parole «volevo fare un dramma, uno che fosse ben fatto (…) Un film normale, forse l’unica mia opera che si possa definire tale
e forse molti non saranno contenti». In realtà ad Oshii piace confondere perché se il film ha tutti i presupposti del drammone di guerra e di amore, alla fine, senza che la trama esploda in avanguardismi o sperimentazioni, ed è qui forse la grandezza del regista, riesce a consegnarci ancora una volta un’opera densa di molteplici significati.
Come tutte le sue opere precedenti fin dal primo Urusei
Yatsura 2: Beautiful Dreamer del 1984, anche questo The Sky Crawlers è un film a più strati, anzi una
foschia densamente simbolica in cui ognuno può cogliere le forme e le suggestioni che più gli sono proprie. Questo grazie anche all’ottimo lavoro svolto dal character designer Tetsuya Nishio, già collaboratore di Oshii in Innocence e Jin-Roh, che ha dato ai personaggi uno spessore tutto in superficie, uno stato di continuo stupore chemolti critici hanno lamentato come mancanza di espressività, ma che in realtà è funzionale alla storia.
Questa si svolge in un presente alternativo, anche questo un tema caro
al regista giaponese, dove la guerra è stata eliminata in un Europa
che è diventata una sorta di federazione di paesi. Ma la violenza è ballardianamente
necessaria al genere umano ed ecco allora che la guerra si trasforma in uno show, un crudele spettacolo aereo «messo in scena» da due corporazioni, l’europea Lautern e la giapponese Rostock.
Per quest’ultima lavorano come piloti i Kildren, dei ragazzi che non cresconomai, come fissati
per sempre nell’età adolescenziale, e quindi virtualmente immortali amenochè non siano uccisi
in combattimenti aerei. Queste spettacolari scene di guerra sono realizzate in 3d, eteree, dove il cielo è di un blu quasi immaginale e acquisiscono un’aura speciale quando sono accompagnate dalla
splendida musica di Kenji Kawai, ormai collaboratore di lunga data di Oshii. A questa vita sull’aereo,
piena di adrenalina, carica di azione e sempre sul filo della morte, si contrappone la vita a terra fra un combattimento e l’altro: siamo qui nel dominio delle cose, dei rumori , di una quotidianità ossessiva nella sua piatta presenza, una resa che è magnificata anche grazie al lavoro dei due
sound designer, Randy Thom e Tom Myers. C’è una netta divisione fra i due piani, una differenza
di colori, di montaggio, di velocità e questa sensazione di scissione è anche attuata attraverso la
lingua, infatti se nei combattimenti aerei fra i piloti si parla in inglese, a terra la lingua è il giapponese (nell’originale) e come se non bastasse nella parte centrale del film la scena si sposta nell’Europa dell’est dove sentiamo parlare anche il polacco.
La prima scena è già altamente significativa, comincia con un corpo che si squarcia in una battaglia
aerea. La violenza che dà il là al mondo, una nascita di morte, violenta. Questa violenza che è un
memento mori è uno dei punti nodali del film ed in generale di tante opere di Oshii, basti pensare
per sempio a Patlaboro o a Innocence. InThe Sky Crawlers però la violenza è mostrata solo in alcune
scene, prevalentemente quelle aeree ed è molto fredda, il fulcro assente/presente attorno a cui gira
la stabilità della società. Quasi avviluppati in un rito sacrificale i Kildren vivono una quotidianità infinita, la vita di ogni giorno una volta scesi dall’aereo è stretta da un’asfissiante presenza delle piccole azioni quotidiane, una routine che con il proseguio del film diventa di una semplicità allucinatoria. Il film si dipana con questa ripetività e con quella, delicatisima, dei paesaggi, modellati su quelli reali irlandesi e polacchi dove lo stesso Oshi con i suoi collaboratori
si è recato. Nel film è il regno della pianura, quasi della steppa, del paesagio piatto , monotono che incita alla meditazione. Le immagini ci mostrano una sorta di verde deserto mistico che assottiglia il
cielo e la realtà stessa come se questa fosse fatta di carta finissima sempre sul punto di lacerarsi. A
complicare, e in verità a rendere più interessanti le cose, c`è anche la figura del Teacher, misterioso
pilota che appare solo in volo con il suo aereo, e che è un pò l’alfa e l’omega del film.
Secondo le dichiarazioni ufficiali di Oshii, il suo intento era quello di fare un film che potesse dare
qualcosa alle nuove generazioni di giovani giapponesi che come i Kildren sembra vivano in uno stallo
esistenziale dominato dalla monotonia. Ma non ci si lasci ingannare troppo, non ci si fermi a questa
lettura del film, il regista giapponese non ci consegna mai quello che ci si aspetta ed è un abile trickster. The Sky Crawlers non è il film che sembra.

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3 Comments

  1. Belle le tue recensioni sull’ultimo Alias. Finalmente qualcuno che parla con competenza dei lungometraggi di animazione in modo serio!
    Mi pare che Oshii abbia un legame piuttosto forte con la Polonia.
    Aspetto dunque la parte sul simbolismo angelico…

  2. beh, io ci provo. A volte mi sbrodolo addosso, lo so lo so….ma ci provo….

    La Polonia e` per Oshii la frontiera minoritaria cinematografica preferita..anche qunado fa film che non la citano. Il suo rapporto con l`est Europa e` molto speciale, basti pensare al cinema di Tarkowski, che tanto lo ha influenzato, mai come in questo ultimo film direi…

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